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Ha raggiunto l'assetto attuale nel 1914, quando venne staccata la frazione di Forte dei Marmi, che andò a costituire un comune autonomo. Il centro deve la sua origine e il proprio nome al podestà lucchese Guiscardo Pietrasanta, che lo fece edificare, per ordine della repubblica, verso la metà del XIII secolo. Contesa a Lucca da Pisa, Pietrasanta cadde in potere di quest'ultima nel 1312. Successivamente fu soggetta alla signoria lucchese di Castruccio Castracani degli Antelminelli (1316-1328) fino alla sua morte. Passata nel 1341 a Firenze, che la tenne fino alla cacciata del duca d'Atene, Pietrasanta venne consegnata alle soldatesche del vescovo di Luni, Antonio del Fiesco, al fine di agevolare l'offensiva di Luchino Visconti, signore di Milano, in guerra coi pisani, i quali presidiavano la rocca di Motrone. Nel 1344, a seguito della vittoria dei milanesi, Pietrasanta rientrò nel dominio lucchese, per poi essere ancora sotto- messa, dal 1355, ai |
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pisani. Quando Lucca riconquistò la propria autonomia, nel 1369, Pietrasanta tornò sotto il regime degli Anziani, rimanendovi fino al 1430. Data allora in pegno ai genovesi, la cittadina sperimentò nuova- mente il governo di Firenze nel 1484, fu assoggettata da Carlo VIII dieci anni dopo, di nuovo da Lucca nel 1496 e nel 1513 definitivamente da Firenze, per lodo di Leone X. Cosimo I ne accentuò l'aspetto di centro militare inserendola in un sistema di capisaldi (Barga, Fivizzano ecc.) destinato a controllare la Toscana settentrionale e i valichi appenninici. A partire dal XVII secolo Pietrasanta andò progressivamente decadendo, soprattutto a causa del flagello della malaria, di cui poté liberarsi soltanto agli inizi dell'Ottocento, attraverso una completa regimazione delle acque. Nel 1841 Leopoldo II di Lorena conferiva a Pietrasanta il titolo di Città Nobile "per il rango assunto, la sua antichità, la signorilità degli edifici, l'importanza delle istituzioni, nonché per la dimora di tante famiglie nobili e facoltose". Tra i suoi illustri figli vanno ricordati gli scultori Lorenzo (ca. 1455-1506) e Stagio Stagi (ca. 1496- 1563), il fisico Eugenio Barsanti (1821-1864) e il poeta Giosuè Carducci (1835-1907). Tra le risorse economiche del passato devono essere ricordate le miniere di piombo argentifero e di ferro, sfruttate fin dal Medioevo, e le cave di pietra, |
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mentre l'agricoltura si segnalava nell'Ottocento per gli
estesi oliveti e castagneti. Oggi l'economia di Pietrasanta ruota intorno alla lavorazione
e alla commercializzazione di marmi e graniti sia provenienti dall'area apuana che
importati; in quest'attività, accanto agli impianti a elevata tecnologia,
sopravvive la "bottega" nella quale gli artigiani locali (tornitori,
ingranditori, formatori, modellatori) operano gomito a gomito con artisti di ogni
provenienza conferendo a Pietrasanta il profilo di un grande laboratorio e di un centro
mondiale della scultura. Altre imprese sono presenti nei settori meccanico, dei materiali
da costruzione, dei metalli e dell'arredamento. Nel terziario è notevole l'apporto
economico del turismo, che trova a Marina di Pietrasanta un attrezzato e frequentatissimo
centro balneare. L'agricoltura, che assorbe meno del 2% della popolazione attiva, fornisce
uva da vino, olive e prodotti ortofrutticoli, mentre tra i diversi tipi di allevamento
praticati è particolarmente sviluppato quello dei suini. Il territorio comunale conta
24.817 unità nel 1991, con una densità di 593 abitanti per kmq. Per quanto riguarda le
età precedenti, la popolazione è passata dai 1.292 abitanti del 1551 ai 3.808 del 1745,
ai 7.112 del 1830. La crescita è continuata nel periodo successivo: nel 1881 il comune
contava 12.973 unità e 20.612 nel 1936. Al censimento del 1951 risultarono 21.812
abitanti, saliti a 24.197 nel 1961 e a 25.314 nel 1971. Nel censimento del 1981 la
popolazione era di 25.384 unità. |
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